Ansia da separazione nel cane: la nostra esperienza

Ciao a tutti!

Come anticipato sui social, oggi vi racconteremo della nostra esperienza con (o contro, a seconda dei punti di vista) l’ansia da separazione. Vi ricordiamo come sempre di rivolgervi ad un educatore o ad un veterinario comportamentalista nel caso abbiate qualche sospetto di ansia da separazione.

Nella nostra esperienza con circa una decina di cani (di nostra proprietà) siamo stati abbastanza fortunati perché ne abbiamo avuto solo uno con sintomi da ansia da separazione, ma andiamo per gradi.

Cosa si intende per “ansia da separazione”?

Come dice il nome stesso, è uno stato di ansia in cui il cane entra quando il proprietario o la famiglia di riferimento lo lascia solo. Questa si può manifestare in diversi modi (i sintomi come sempre cambiano da esemplare ad esemplare) e ha diversi “livelli” di gravità. Il cane ha difficoltà a gestire la solitudine e lo manifesterà in diversi modi, che spesso vengono mal interpretati da chi non mastica molto bene il linguaggio canino come “dispetti”. Ricordate che spesso l’ansia da separazione è un sintomo di qualche altro disagio preesistente, motivo per cui vi consigliamo caldamente di rivolgervi ad un professionista nel caso abbiate qualche sospetto.

Come si manifesta?

Luli mordicchia il suo osso di gomma

Se si ha modo, ad esempio attraverso una telecamera lasciata dove il cane starà solo, di vedere il cane nei momenti di solitudine l’ansia si manifesterà a chiaramente già dopo pochi secondi che ve ne siete andati. Molto spesso il cane inizia a piangere, ululare, abbaiare, ad ansimare, sbavare, o a effettuare movimenti ripetitivi (quasi compulsivi) come fare avanti e indietro, girare su se stesso, rincorrersi la coda, leccarsi o grattarsi ossessivamente, sbadigliare più volte e rumorosamente, scrollarsi, ecc. Questi però sono solo una piccola parte di ciò che il cane può mostrare per comunicare il suo disagio. Il proprietario di solito però queste cose non le nota (tranne magari dai vicini di casa per gli abbai), appunto perché non è presente nel momento in cui si manifestano. Ce ne accorgiamo in effetti quando il cane passa al secondo step: distruzione di oggetti e mobili in casa, pipì o cacca in posti inusuali, tentativi di fughe (magari il cane scappa o lo si trova impigliato da qualche parte), buche enormi in giardino, e così via. Ignorando la cosa, il cane ovviamente avrà sintomi sempre più preoccupanti, che possono arrivare anche all’autolesionismo; quelli di cui vi abbiamo parlato sono i più frequenti, ma ce ne sono molti altri.

Qual è stata la nostra esperienza con l’ansia da separazione?

Ci era capitato anni fa con un cane da sitterare: questo cane, a detta della proprietaria, era un distruttore (per chi non lo sapesse, tempo fa un membro della nostra famiglia lavorava al servizio di dog sitter, trovate tutte le info qui). Abbiamo constatato con i nostri occhi che era riuscito a sollevare il pavimento a morsi ed a creare perfino dei buchi nel muro con la bocca, oltre ovviamente a una quantità ingente di mobili/oggetti rotti o mordicchiati. Il cane viveva in appartamento e la proprietaria lavorava molte ore al giorno e si è rivolta a noi appunto perché si era resa conto di non riuscire più ad andare incontro alle esigenze del suo cane (era un cane molto energico e giovane). Il problema piano piano è svanito e non si è più ripresentato per tutto il tempo in cui abbiamo fatto dog sitter a questo magnifico cagnolone (lo abbiamo seguito per molto tempo).
Per quanto riguarda invece la nostra personale esperienza, abbiamo avuto un solo cane con questo problema: Aaron. Come molti di voi già sanno, Aaron lo abbiamo adottato l’anno scorso da un canile di zona (qualche mese fa a dire il vero) e la sua storia, precedente al canile, è stata caratterizzata da maltrattamenti. Aaron è un simil Rottweiler e, per chi avesse poca conoscenza del carattere di questa razza, sono cani che hanno un gran bisogno di avere un punto di riferimento e soffrono tantissimo la mancanza della famiglia e lui era lasciato in uno stato di quasi totale abbandono. Fatta questa premessa, Aaron quando lo portammo a casa fu dal primo istante la nostra ombra. Notando immediatamente questo comportamento anomalo in un cane che ancora non ci conosceva, ci lavorammo fin dai primi giorni. I comportamenti più evidenti che notammo erano: il pianto ininterrotto alla nostra partenza (che fosse per andare in un’altra stanza o per uscire di casa), l’andamento compulsivo avanti e indietro a passi veloci, e pipì in casa. Con un passato come il suo, ci vuole tempo e tanta pazienza per lavorare sul problema in modo sereno e propositivo, anche perché, come abbiamo precedentemente accennato, l’ansia è la manifestazione di altri problemi che ci sono a monte. Aaron ad esempio, proprio per il passato che ha avuto (per di più in un’età sensibile) è molto insicuro, e fatica a prendere decisione autonomamente. Questo fa sì che non riesca ad essere autonomo, che per gli animali è una cosa di fondamentale importanza (anche per noi, ma soprattutto per loro), quindi ci siamo rimboccati le mani per aiutarlo in ogni modo possibile fin dall’inizio. Infatti, a sei mesi di distanza dall’adozione, i risultati sono davvero evidenti: Aaron non piange quasi più e spesso dorme nella cuccia tranquillo nell’attesa del nostro rientro.

Come risolvere questo problema?

Come avviene anche in umana, per problemi psicologici non c’è una soluzione semplice: ci vuole del tempo (che viene determinato sempre e solo dall’esemplare), pazienza, volontà di aiutare il proprio amico a quattro zampe e il supporto indispensabile di un professionista.
Vi possiamo raccontare cosa ha funzionato con il nostro cane, come abbiamo fatto per il cane con cui facevamo dog sitter in passato, ma tenete sempre in considerazione che è stata prima fatta una valutazione sul nostro cane, e che è indispensabile farla prima di attuare qualsiasi cosa su un cane di cui si sospetta tale patologia. Ci teniamo a sottolinearlo perché è un problema sottovalutato e questo fa sì che poi si creino problemi ancora più grandi nel tentativo vano di risolverli col fai-da-te: è essenziale farvi fare una valutazione da un professionista. Esempio: chi ha di pancia, potrebbe scoprire di avere un’intolleranza ai pomodori attraverso test e analisi, però non si potrebbe consigliare a tutti quelli che hanno mal di pancia di togliere i pomodori dalla propria dieta, vero? Allo stesso modo vanno tenute in considerazione i disturbi d’ansia e le malattie comportamentali: è necessaria sempre una diagnosi per formulare una terapia ad hoc per ciascuno.
Tornando a noi, ci è stato di grande aiuto il supporto del kennel (di cui vi parleremo meglio in un altro articolo se vi può interessare l’argomento), ma principalmente ci siamo armati di pazienza e quotidianamente abbiamo lasciato Aaron solo inizialmente per pochi secondi, poi minuti, e così via. Bisogna fare molta attenzione ai tempi che richiede il vostro cane, se ad esempio dopo 10 secondi piange la volta dopo non posso stare via 5 minuti. Ogni volta che si fa un passo avanti bisogna tenere conto che è possibile dover tornare indietro, per alcune persone questo risulta frustrante ma, come abbiamo già detto, bisogna adeguarsi ai tempi di tolleranza del nostro cane. Ci siamo avvalsi del supporto di una telecamera che ci ha aiutato a stabilire meglio questi tempi e a gestirli nel modo più consono ai bisogni di Aaron.
In alcuni casi è necessario il supporto di una terapia farmacologica, per questo consigliamo sempre il supporto indispensabile di un veterinario comportamentalista o paritario.
Per rendere il suo trasferimento a casa nostra il meno traumtico possibile, ci siamo avvalsi anche dei diffusori o i collari Adaptil di cui vi abbiamo citato anche nell’articolo sui botti di Capodanno. Come però specificato anche nell’articolo linkato, non aspettatevi miracoli: può dare supporto ma risulterà inutile senza una terapia comportamentale.

Altro aspetto molto sottovalutato in questo problema è “il cane mi fa i dispetti” e le conseguenti punizioni ai suddetti “dispetti” che in realtà per il cane non sono altro che la manifestazione di un disagio, quindi risulteranno essere completamente inutili (se non nocive). Un po’ come dire ad una persona ansiosa “ma non ti agitare, non farti venire l’ansia!”, logicamente dirlo non risolve il problema, anzi di solito fa sentire ancora più in ansia la persona che ne soffre perché si sente di essere un “peso” per via del suo problema.
Il comportamento che il cane manifesta al nostro rientro nel momento in cui ci accorgiamo dei danni fatti, viene spesso definito come “da colpevole”: come se il cane sapesse di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma invece è una manifestazione di sottomissione davanti alla vostra rabbia o al vostro status emotivo negativo, che viene da noi manifestato attraverso la postura, il tono di voce e il nostro odore. Il cane reagisce a noi, non al danno fatto, non dimenticatelo. Questo lo specifichiamo solo per dirvi che il cane va capito e compreso prima di trarre conclusioni molto “umanizzate”, solo così potremo aiutarlo soprattutto davanti a queste tipologie di problemi che non sono mai facili da affrontare.

Le cause

Come già detto in precedenza, essendoci vari stadi e sintomi differenti da soggetto a soggetto le cause possono essere molteplici. Generalizzando si può dire che nella maggior parte dei casi può esserci una predisposizione genetica, un attaccamento morboso ad un membro della famiglia (non sano a livello psicologico per il cane), cambiamenti significativi a livello familiare o ambientale, un’esperienza traumatica in età sensibile (dalla nascita ai 4-5 mesi circa) oppure una brutta esperienza quando il cane si è trovato da solo.
Come abbiamo specificato nel caso del cane del dog sitter, il problema può essere dovuto anche a troppe ore passate da solo: il cane è un animale sociale e non è fatto per stare in solitudine 8-10 ore (o più) al giorno, ha dei bisogni che non possono essere ignorati. In tal caso un/una dog sitter o un parente che se ne possa prendere carico è sicuramente la soluzione migliore. Anche qui raccomandiamo attenzione a chi scegliete: un cane con problemi comportamentali non affidatelo a un/una dog sitter sprovveduta alle prime armi oppure al parente anziano che ha difficoltà anche solo a fargli fare la passeggiata.

Vi lasciamo con un’ultima riflessione: ricordate sempre che questi comportamenti non sono manifestazioni da parte del cane che “gli mancate”, ma sono manifestazioni di malessere. Il cane sta male, è stressato e soffre molto durante questi momenti, è quindi necessario se si tiene alla salute psicofisica dell’animale intervenire celermente e positivamente per ristabilire l’equilibrio psicologico. I cani sono ormai diventati a tutti gli effetti membri delle nostre famiglie, ma non dobbiamo mai dimenticare che sono cani, con bisogni etologici ed istinti, ignorarli è una forma di maltrattamento.
Vi lasceremo come esempio su Instagram nei Reels e su TikTok (trovate qui il link) un video di Aaron in uno stato di ansia, lasciato solo per circa 2 minuti. Voi cosa ne pensate?
Avete avuto esperienze in merito? Fateci sapere se questa nostra esperienza vi è stata utile o interessante.

Risposta

  1. Avatar Kennel: una gabbia in cui rinchiudere i cani o uno strumento utile? – nerofocato

    […] da dove ci eravamo lasciati l’ultima volta: l’ansia da separazione. Nel nostro caso ad esempio ci è stato molto utile il kennel per il problema di Aaron con […]

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